Fondazione AMICI Italia rinnova il proprio impegno a favore della ricerca scientifica indipendente sulle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, con un nuovo Consiglio di Amministrazione composto dal Professor Vito Annese, Presidente, da Luigi Bruno, Vicepresidente, e dalla Professoressa Federica Facciotti, Tesoriera.
Un nuovo assetto di governance che conferma la volontà della Fondazione di rafforzare il proprio ruolo nel sostegno alla ricerca, nella promozione della conoscenza e nel dialogo con le istituzioni, sempre con l’obiettivo di migliorare concretamente la qualità di vita delle persone con MICI.
Le MICI: una sfida complessa per pazienti, clinici e ricerca
Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, che comprendono la malattia di Crohn e la colite ulcerosa, rappresentano oggi una sfida sanitaria, sociale e personale di grande complessità. Sono patologie croniche, spesso diagnosticate in giovane età, che non si limitano a colpire l’intestino, ma possono coinvolgere anche altri organi e apparati.
Chi convive con una MICI affronta un percorso fatto di terapie continuative, controlli periodici, possibili ricadute, adattamenti nella vita quotidiana e, in alcuni casi, regimi alimentari specifici. A tutto questo si aggiunge l’impatto psicologico, lavorativo, scolastico e relazionale che queste malattie possono comportare.
In questo scenario, il ruolo delle associazioni dei pazienti e delle realtà impegnate nella ricerca diventa fondamentale.
AMICI al fianco dei pazienti da oltre vent’anni
Da oltre vent’anni AMICI Italia opera al fianco delle persone con malattia di Crohn e colite ulcerosa, con una missione chiara: rappresentare i bisogni dei pazienti, favorire l’accesso alle cure, promuovere l’informazione corretta e accompagnare le persone nel loro percorso di vita e di cura.
Ma sostenere i pazienti significa anche investire nel futuro. Significa contribuire al progresso scientifico, promuovere studi capaci di rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti e sostenere una ricerca che parta dalle domande reali delle persone che vivono ogni giorno con queste patologie.
È da questa visione che nasce e si sviluppa l’impegno della Fondazione AMICI Italia.
Il ruolo della Fondazione: dare forza alla ricerca indipendente
La Fondazione AMICI Italia è nata per rafforzare il legame tra pazienti, clinici, ricercatori e istituzioni, sostenendo progetti capaci di generare conoscenza, innovazione e ricadute concrete nella pratica clinica.
Sotto la guida del Professor Vito Annese, Direttore dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’IRCCS Policlinico San Donato di Milano, la Fondazione intende consolidare il proprio impegno su tre direttrici principali: promuovere la ricerca scientifica, favorire il dialogo istituzionale e contribuire alla raccolta di risorse per sostenere progetti innovativi dedicati alle MICI.
Accanto al Presidente Annese, il nuovo Consiglio di Amministrazione vede la presenza di Luigi Bruno nel ruolo di Vicepresidente e della Professoressa Federica Facciotti come Tesoriera. Una squadra chiamata a proseguire e rafforzare il percorso della Fondazione, valorizzando competenze scientifiche, gestionali e associative al servizio di una causa comune: migliorare la vita delle persone con MICI.
L’intervista del Professor Annese: i progressi degli ultimi vent’anni e le nuove sfide
In una recente intervista rilasciata all’Agenzia di Stampa Italpress [Clicca qui per vedere l'intervista], il Professor Annese ha richiamato l’attenzione sui grandi progressi compiuti negli ultimi vent’anni nella cura delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali.
L’arrivo di nuove terapie, la maggiore conoscenza dei meccanismi immunologici alla base della malattia e lo sviluppo di percorsi di cura sempre più personalizzati hanno cambiato profondamente la storia clinica di molti pazienti. Oggi è possibile controllare meglio l’infiammazione, ridurre le complicanze e, in molti casi, migliorare in modo significativo la qualità di vita.
Tuttavia, come sottolineato dal Professor Annese, la sfida non è conclusa. Esistono ancora bisogni non pienamente soddisfatti: pazienti che non rispondono adeguatamente alle terapie disponibili, persone che perdono risposta nel tempo, aspetti legati alla qualità di vita, alla prevenzione delle complicanze, alla nutrizione, al microbiota, alla personalizzazione dei trattamenti e alla gestione complessiva della cronicità.